L’assegno unico per ogni figlio: chi ci guadagna, chi ci perde e quanto prenderà davvero ogni famiglia

Tra due mesi e mezzo si dovrebbe (condizionale d’obbligo) partire con la misura. Il nuovo assegno mensile a tutte le famiglie che hanno un figlio fino a 21 anni a carico è ormai legge. Ecco le sei misure che saranno “eliminate” e le simulazioni degli importi spettanti (in attesa dei decreti attuativi) in base all’Isee

L’assegno unico è questione di mesi. Dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 82 del 6 aprile 2021 della legge n. 46/2021 che delega il governo ad adottare uno o più decreti legislativi volti a “riordinare, semplificare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico attraverso l’assegno unico e universale”, la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha fatto il punto sulla nuova misura che dovrebbe entrare in vigore dal 1° luglio 2021. Chi ci guadagnerà davvero rispetto a oggi? Il nuovo assegno mensile a tutte le famiglie che hanno un figlio fino a 21 anni a carico è legge. Ha un valore massimo di 250 euro ed è composto da un valore fisso e uno variabile al variare del reddito complessivo della famiglia.

Che cos’è l’assegno unico universale per ogni figlio

Il governo pensa di partire dal prossimo 1° luglio, unificando, e in parte potenziando, i contributi oggi esistenti a sostegno dei nuclei con figli a carico. Ma mancano per ora i decreti attuativi, da scrivere e definire in circa due mesi. Bisogna andare di corsa. Secondo l’Istat la riforma dell’assegno unico determinerebbe un incremento di reddito per il 68% delle famiglie (in primis gli autononi che non percepiscono gli assegni familiari) e in genere per i redditi molto bassi. Per il 29,7% di nuclei ci sarebbe un peggioramento a livello di aiuti (nuclei con figli over 21 a carico, esclusi dalla norma, famiglie particolarmente numerose, coppie di fatto, chi possiede patrimoni mobiliari e immobiliari, anche se questo costituisce un onere, ad esempio il pagamento dell’Imu), per il restante 2,3% la situazione resterebbe di fatto identica.

L’assegno unico spetterà a tutte le famiglie con figli (dal settimo mese di gravidanza a 21 anni), senza distinzione tra lavoratori dipendenti ed autonomi, poiché il contributo economico mensile dipenderà dalla situazione economica del richiedente, così come risultante dall’indicatore Isee. Avrà una componente fissa. Al massimo si potranno ottenere 250 euro. O almeno, questi sono i piani. L’assegno sarà compatibile col reddito di cittadinanza, e verrà riconosciuto sotto forma di credito di imposta o erogazione diretta.

Le misure sostituite dall’assegno unico figli 2021

L’assegno unico sostituirà però ben sei misure di sostegno. In particolare verranno eliminati:

  • L’assegno ai nuclei con almeno tre figli minori, di cui all’articolo 65 della legge n. 448 del 23 dicembre 1998. Tale misura, introdotta nel 1999, prevede l’assegnazione di un importo mensile alle famiglie con tre figli minori di 18 anni a carico. Nel 2020 la misura massima di tale assegno era di 145,14 euro mensili per 13 mensilità, spettante alle famiglie con ISEE inferiore a 8.788,99 euro (per 5 componenti);
  • L’assegno di natalità, di cui all’articolo 1, comma 125, della legge n. 190 del 23 dicembre 2014, all’articolo 23-quater, commi 1 e 2, del decreto legge n. 119 del 23 ottobre 2018 convertito con modificazioni dalla legge n. 136 del 17 dicembre 2018, e all’articolo 1, comma 340, della legge n. 160 del 27 dicembre 2019. Introdotto dalla legge di Stabilità 2015, riconosciuto per ogni figlio adottato o nato entro l’anno considerato e corrisposto fino al primo anno di età o fino al primo anno di adozione. Il contributo previsto è scaglionato per fasce di reddito; nel 2020 era pari a 1.920 euro annui per famiglie con ISEE non superiore a 7.000 euro, di importo pari a 1.440 euro per un valore dell’ISEE superiore a 7.000 euro ma inferiore a 40.000 euro, pari a 960 euro per le famiglie con ISEE superiore a 40.000 euro. A partire dal 2019, inoltre, per i figli successivi al primo l’importo viene aumentato del 20%;
  • Il premio alla nascita o all’adozione, di cui all’articolo 1, comma 353, della legge n. 232 dell’11 dicembre 2016. Introdotto con legge di Stabilità 2017, la misura consiste in un contributo una tantum per un importo pari a 800 euro, erogato in unica soluzione e spettante al compimento del settimo mese di gravidanza o all’atto dell’adozione;
  • Il fondo di sostegno alla natalità. Previsto dall’articolo 1, commi 348 e 349, della legge n. 232 dell’11 dicembre 2016. Istituito con legge di Bilancio 2017 e con una dotazione di 13 milioni di euro per il 2020 e 6 milioni di euro a decorrere dal 2021. Il fondo è diretto a favorire l’accesso al credito alle famiglie con uno o più figli fino a tre anni (o fino a tre anni di adozione) tramite il rilascio di garanzie a banche e intermediari. Nel quadro di una più ampia riforma del sistema fiscale, inoltre, le seguenti misure verranno gradualmente superate o soppresse:
  • Le detrazioni IRPEF per figli a carico, previste dall’articolo 12, commi 1, lettera c), e 1- bis, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 22 dicembre 1986. Esse spettano in misura inversamente proporzionale al proprio reddito e si annullano per redditi pari o superiori a 95.000 euro;
  • L’assegno per il nucleo familiare, previsto dall’articolo 2 del decreto legge n. 69 del 13 marzo 1988, convertito con modificazioni dalla legge n. 153 del 13 maggio 1988, nonché gli assegni familiari previsti dal testo unico delle norme concernenti gli assegni familiari, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 797 del 30 maggio 1955. Introdotto APPROFONDIMENTO pag 3 nel 1988 e spettante per un importo che dipende dal reddito e dal numero dei componenti del nucleo.

Tali misure ammontano a circa 15 miliardi di euro secondo una stima dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio e corrispondono alla quasi totalità delle spese per le famiglie, identificata dall’Istat in 16,7 miliardi nel 2019. Le misure di sostegno escluse dalla “sostituzione”, che ammontano a circa 2 miliardi, sono: i Bonus asili nido, i Congedi parentali e relative indennità, la Carta famiglia (attivata solo nel 2020) e il Fondo politiche per la famiglia (le cui risorse vengono utilizzate sia a livello centrale sia a livello locale). L’assegno unico coprirebbe grandissima parte delle misure esistenti ad oggi.

Quanto prenderò di assegno unico per ogni figlio?

Senza i dettagli dei decreti attuativi, è impossibile stabilire con certezza quanto spetterà a ciascuna famiglia. Si può però ipotizzare un quadro di massima. La previsione prevede l’universalismo dei beneficiari con un moderato grado di selettività: si dovrebbe avere un importo dell’assegno costante pari a 1.930 euro l’anno (161 euro al mese) per ciascun figlio minorenne e a 1.158 euro all’anno (97 euro al mese) per ciascun figlio maggiorenne fino adun livello di Isee pari a 30mila euro (oltre alle maggiorazioni). A partire dai 30mila euro di Isee il valore dell’assegno decresce in modo non lineare sino a 52mila, tutelando maggiormente i nuclei con Isee meno elevato. Sopra i 52mila di Isee l’assegno resta costante a 800 euro l’anno (67 euro al mese) per ciascun figlio minorenne a carico e a 480 euro l’anno (40 euro al mese) per ciascun figlio con più di 18 anni.

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