BONUS COVID 2400€

Domanda di Indennità COVID-19 (Decreto Sostegni 2021)

Il decreto legge 22 marzo 2021, n. 41 (Decreto Sostegni), in ragione del protrarsi dello stato di emergenza, ha previsto ulteriori misure di sostegno, attraverso apposite indennità di 2.400 euro in favore di alcune categorie di lavoratori.
E’ attivo il software BONUS COVID (stesso software per domande Bonus 600) per la compilazione delle domande di Indennità Omnicomprensiva DL 41/2021 per lavoratori stagionali turismo, stabilimenti termali e spettacolo (art.10 DL 41 del 22 marzo 2021). Nel software selezionare la categoria 21, archiviare domanda firmata, mandato, documento, tessera sanitaria, privacy e modulo identificazione finanziaria.
A chi spetta
Le indennità sono previste per le seguenti categorie di lavoratrici e lavoratori:
• stagionali e somministrati dei settori del turismo e degli stabilimenti termali;
• stagionali appartenenti a settori diversi da quelli del turismo e degli stabilimenti termali;
• intermittenti;
• autonomi occasionali;
• incaricati di vendita a domicilio;
• subordinati a tempo determinato dei settori del turismo e degli stabilimenti termali;
• lavoratori dello spettacolo.
Incumulabilità
Nel caso in cui un soggetto rientri in due o più delle categorie di lavoro sopra esposte, spetta comunque una sola indennità.
L’indennità non è inoltre cumulabile con:
• l’indennità erogata dalla società Sport e salute;
• l’indennità a favore dei lavoratori domestici;
• l’indennità per il sostegno del reddito dei professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria;
• il reddito di emergenza (anche se fruito precedentemente, da un qualunque componente il nucleo famigliare);
• l’indennità di funzione (che non sia semplice gettone di presenza) prevista per alcune cariche, come nel caso dei parlamentari.
Nel caso degli stagionali e dei somministrati del turismo e degli stabilimenti termali l’indennità non è cumulabile neanche con la Naspi.

Riguardo al reddito di cittadinanza, ferma restando la non cumulabilità, è possibile integrarne la misura fino al valore di 2.400 euro.
Cumulabilità
L’indennità è cumulabile con:
• l’assegno ordinario di invalidità;
• la Naspi (ad eccezione di stagionali e somministrati del turismo);
• la Discoll;
• le erogazioni monetarie derivanti da borse lavoro e tirocini professionali;
• i premi o sussidi per fini di studio o di addestramento professionale;
• i premi ed i compensi conseguiti per lo svolgimento di attività sportiva dilettantistica;
• le prestazioni di lavoro occasionale nei limiti di compensi di importo non superiore a 5.000 euro per anno civile.
Cosa spetta
Ai lavoratori interessati spetta una indennità di 2.400 euro.
La prestazione non è soggetta ad imposizione fiscale.
La liquidazione avviene con bonifico sul conto corrente (attenzione: l’Iban deve essere associato alla persona fisica del richiedente e non alla partita Iva) o con bonifico domiciliato presso l’ufficio postale legato all’ultimo indirizzo presente negli archivi dell’Inps (pagabile in tutti gli uffici postali previa esibizione del documento di identità e tesserino sanitario con codice fiscale). Non è necessario allegare il modello SR163.
La domanda
Coloro che hanno già ricevuto l’indennità prevista dal Decreto Ristori (articoli 15 e 15 bis del decreto legge 137/2020) hanno diritto ad una ulteriore indennità di 2.400 euro, senza necessità di presentare una nuova domanda.
Chi non ha beneficiato della precedente indennità ed è in possesso dei requisiti, può richiedere questa indennità all’Inps entro il 31 maggio

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Prescrizione tasse non pagate: tempistiche e modalità

Abbiamo visto come con il Decreto Sostegni introdotto dal governo Draghi ha previsto un grande condono delle cartelle esattoriali, almeno per quelle di valore inferiore ai 5.000 euro. Ricordiamo che le cartelle esattoriali contengono i debiti dei cittadini nei confronti dello stato, in particolare verso il fisco.

Tutte le tasse non pagate, inclusi gli eventuali debiti di mora, vanno a costituire le cartelle esattoriali, e quest’anno si è parlato moltissimo del loro condono. La questione gira intorno alla mole enorme di cartelle esattoriali presenti, che rappresentano tutti i debiti che i cittadini contribuenti hanno nei confronti del fisco accumulati negli anni passati.

È stato rinvenuto che le cartelle esattoriali sono di fatto, nella maggior parte dei casi, di cifre molto inferiori ai 5.000 euro. Si tratta per di più di piccole multe, bolli auto non pagati, tasse non saldate.

Con il recente condono delle cartelle esattoriali, definito anche come pace fiscale, è stato deciso di eliminare i debiti, annullando le cartelle esattoriali di cifra inferiore a 5.000 euro. Questo provvedimento è stato preso per aiutare i cittadini italiani in questa particolare situazione di crisi, ma non solo.

Anche per alleggerire la mole di cartelle esattoriali presenti, e per snellire la burocrazia nella riscossione dei debiti che i contribuenti hanno con il fisco. In questo caso si parla di una misura straordinaria, necessaria al momento storico che stiamo attraversando. Ma normalmente quando vanno in prescrizione le tasse che non sono state pagate dai contribuenti?

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Prescrizione tasse non pagate: tempistiche e modalità

Prescrizione tasse non pagate: cosa significa

Tra le tasse che possono andare in prescrizione abbiamo tutte quelle relative ai tributi locali, che sono cioè da pagare periodicamente o annualmente per particolari imposte. Si tratta per esempio della tassa sulla casa, l’IMU, oppure la tassa sulla spazzatura, la Tari.

Ma anche la tassa di proprietà dell’auto può andare in prescrizione.

In questo caso si tratta del bollo auto, che ha una prescrizione diversa rispetto alle altre imposte. Si parla di prescrizione delle tasse nel momento in cui lo stato, che non ha proceduto in tempo alla riscossione, o per dimenticanza o per burocrazia, o per altro motivo, dimentica di procedere con la riscossione.

Col passare del tempo in automatico vanno in prescrizione le tasse non pagate. Questo vuol dire che lo Stato ha un periodo di tempo circoscritto entro cui chiedere il pagamento delle tasse dovute.

Quando si parla di prescrizione delle tasse si fa riferimento alla riscossione del pagamento delle stesse. Va ricordato che, in particolare per i tributi locali, il comune o la regione devono procedere a richiedere il pagamento della tassa.

Se ciò non avviene non sussiste neanche l’obbligo per il contribuente del pagamento della stessa. La cartella esattoriale che contiene un debito del cittadino verso lo Stato va in prescrizione nel momento in cui si accerta il mancato pagamento da parte del cittadino della tassa.

Successivamente chi si occupa di riscossione dei crediti dovrà provvedere a recuperare la cifra. E per fare ciò può bastare una raccomandata, un accertamento di persona, oppure avviare un pignoramento. Le cartelle esattoriali cadono in automatico in prescrizione nel momento in cui è passato un determinato lasso di tempo oltre cui non si può più chiedere il saldo della tassa.

Prescrizione tasse non pagate: quando avviene

Abbiamo detto che per quanto riguarda la prescrizione delle cartelle esattoriali non pagate dai contribuenti, esiste un periodo di tempo variabile, in base alla tipologia di tassa.

Per riscuotere il pagamento di un determinato tipo di tassa devono passare un tot di anni per ogni tassa:

• Irpef, Irap, Ires, Iva, imposta di bollo : l’imposta sul reddito, sulle attività produttive, sulle società e sul valore aggiunto passano in prescrizione dopo 10 anni;

• Le imposte ipotecaria e catastale sulle abitazioni passano in prescrizione dopo 10 anni;

 Canone Rai: anche in questo caso passa in prescrizione dopo 10 anni;

• Contributi alla Camera di Commercio: 10 anni;

• IMU: l’imposta patrimoniale va in prescrizione dopo 5 anni;

• TARI, TASI, TOSAP: la tassa sui rifiuti, il tributo per i servizi indivisibili e la tassa per l’occupazione di spazi e aree pubbliche non pagate vanno in prescrizione dopo 5 anni;

• Sanzioni amministrative e violazioni del codice della strada: 5 anni;

• Contributi INPS e INAIL: vanno in prescrizione dopo 5 anni;

• Bollo auto: in questo caso la prescrizione arriva dopo tre anni.

Secondo le normative quindi le prescrizioni non sono uguali per tutti i tipi di tasse, ma sono molto variabili. La tassa più comune per cui si generano cartelle esattoriali è il bollo auto, la tassa automobilistica più odiata dagli italiani, per cui la prescrizione è prevista dopo soli tre anni.

Rottamazione ter e saldo stralcio: cartelle esattoriali al centro della pace fiscale

Di fatto le cartelle esattoriali contengono tutte le informazioni che riguardano la tipologia di debito, e le ragioni per cui il contribuente deve pagare una determinata cifra per una tassa. Tramite la rottamazione ter e il saldo stralcio ci sono stati grandi cambiamenti sulla questione fiscale legata ai pagamenti che sono rimasti in sospeso.

Tramite rottamazione ter è infatti stata introdotta già nel 2018 la possibilità di rateizzare la cifra del debito del cittadino verso lo stato in 10 rate, da dividere in cinque anni. Questo da un lato ha alleggerito la spesa fiscale immediata, ma dall’altro ha provocato conseguenze sul lungo termine.

La pace fiscale prevista nel 2021 consiste in un saldo e stralcio automatico delle cartelle anche in base all’attestazione ISEE. A favore del cittadino, l’annullamento delle cartelle avviene quando la dichiarazione dei redditi annuale risulta inferiore ad una certa cifra.

Sia la rottamazione ter, sia il saldo stralcio che le misure di annullamento delle cartelle stesse sono state prese nell’ottica di salvaguardare l’economia del singolo cittadino, in un momento di crisi come quella che stiamo vivendo.

La prescrizione invece di fatto si riferisce a tutte quelle situazioni in cui le cartelle non sono state inviate al destinatario, quindi non è neanche partita la richiesta di pagamento delle tasse per cui il contribuente si trova a debito.

Vengono annullate quelle cartelle il cui importo massimo di è di 5.000 euro, e quelle per cui i contribuenti hanno redditi ISEE inferiore a 30.000 euro l’anno. La soglia di reddito indicata, riguarda sia le persone singole che le società. Di fatto si tratta, come è stato definito da molti, di un mini condono fiscale.

È importante ricordare che sono comunque esclusi del condono previsto dal governo i debiti per gli aiuti di Stato, le sanzioni di carattere penale, le sentenze di condanna della Corte dei Conti e le risorse dell’Unione Europea. Inoltre sono escluse del condono anche le tasse di dazio relative all’importazione.

In ogni caso le rate della rottamazione ter vengono ancora prorogate almeno fino a luglio 2021, e siamo in attesa di ulteriori disposizioni.

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Modello 730/2021: quali sono i soggetti obbligati a presentarlo?

Quali soggetti sono obbligati a presentare il Mod. 730 nel 2021? Tutti i casi di obbligo, esclusione o esonero dalla presentazione del Mod. 730.

I soggetti obbligati a presentare il Modello 730 sono i contribuenti che, hanno posseduto durante il 2020, uno dei redditi indicati dall’art. 6 del TUIR, se hanno i requisiti per presentare il Modello 730 o per presentare il Modello REDDITI.

Quindi soltanto alcune categorie di contribuenti, sono soggetti obbligati a presentare il Modello 730.

In linea generale, sono soggetti obbligati a presentare il Modello 730:

  • Coloro che hanno un sostituto d’imposta che effettui le operazioni di conguaglio e presentano per l’anno di riferimento del modello, tipologie reddituali del Mod. 730;
  • Coloro che non hanno un sostituto d’imposta che effettui le operazioni di conguaglio, e per l’anno di riferimento:
    • Presentano redditi di lavoro dipendente o assimilato;
    • Presentano tipologie reddituali dichiarabili nel Modello 730.

Con la dichiarazione dei redditi i contribuenti presentano, tutte le somme percepite nel corso del periodo d’imposta di riferimento ma non solo.

Modello 730

 

Chi deve effettuare la dichiarazione dei redditi obbligatoriamente?

La dichiarazione dei redditi è obbligatoria, qualora:

  • Il contribuente è titolare di Partita IVA, anche se nel 2020 non ha prodotto reddito;
  • Il contribuente nel corso del 2020, ha ricevuto più di una Certificazione unica, e l’imposta superi i 10,33 euro;
  • Il lavoratore è percettore di indennità pagate dall’INPS per cassa integrazione, mobilità in deroga o ordinaria, disoccupazione NASPI, nel caso in cui non siano state effettuate per errore le relative ritenute, o se non rientra nelle condizioni di esonero;
  • Il contribuente che ha percepito reddito da lavoro dipendente, sui quali ha fruito di detrazioni o deduzioni non spettanti;
  • Il contribuente che ha percepito reddito da lavoro dipendente, ha ricevuto retribuzioni pagate da privati non sostituti d’imposta;
  • In caso di percezione di reddito da lavoro sui quali l’imposta si applica separatamente, eccezione per il TFR, arretrati, indennità per la cessazione di co.co.co, qualora erogati da soggetti che hanno l’obbligo di effettuare la ritenuta alla fonte;
  • Contribuenti con reddito da lavoro dipendente e/o percettori di redditi assimilati senza detrazioni e trattenute addizionali comunali e regionali IRPEF, in caso in cui l’importo dell’addizionale sia superiore a 10,33 euro;
  • Contribuenti percettori di reddito a titolo di plusvalenza.

Soggetti obbligati a presentare il modello 730

Possono utilizzare il Modello 730, i contribuenti:

  • Pensionati o lavoratori dipendenti, compresi i lavoratori italiani che operano all’estero per i quali il reddito è determinato sulla base della retribuzione convenzionale definita annualmente con apposito Decreto;
  • Persone che percepiscono indennità sostitutive di reddito di lavoro dipendente, es. integrazioni salariali, indennità di mobilità;
  • Soci di cooperative di produzione e lavoro, di servizi, agricole e di prima trasformazione dei prodotti agricoli e di piccola pesca;
  • Sacerdoti della chiesa cattolica;
  • Giudici costituzionali, parlamentari nazionali e altri titolari di cariche pubbliche elettive (consiglieri regionali, provinciali e comunali, etc..).
  • Persone impegnate in lavori socialmente utili;
  • Lavoratori con contratto a tempo determinato per un periodo inferiore all’anno, che possono rivolgersi:
    • Al sostituto d’imposta, se il rapporto di lavoro dura almeno da aprile a luglio;
    • Ad un professionista abilitato od un CAF, se il rapporto di lavoro, dura almeno da giugno a luglio 2020, e si conoscono i dati del sostituto d’imposta che effettua i l conguaglio.

Tipologie reddituali ammesse nel modello 730

Per presentare il Modello 730, il soggetto interessato deve possedere, per il 2020, le tipologie reddituali che possono essere dichiarate nel Modello 730, ossi, redditi di:

  • Terreni e fabbricati;
  • Lavoro dipendente e assimilati (es. contratti di lavoro a progetto);
  • Di capitale;
  • Lavoro autonomo, per i quali non è richiesta la Partita IVA, (es. prestazioni di lavoro autonomo occasionale);
  • Redditi occasionali derivanti da attività commerciali;
  • Indennità di trasferta e rimborsi forfettari di spesa, premi e compensi, erogati nell’esercizio di attività sportive dilettantistiche;
  • Redditi diversi (es. redditi di fabbricati situati all’estero);
  • Redditi assoggettabili a tassazione separata, (sez. II, quadro D).

Redditi non dichiarabili nel modello 730

In alcune ipotesi, la presenza di redditi che non possono essere dichiarati nel Mod. 730, es. plusvalenze e/o minusvalenze, investimenti o attività all’estero, non preclude l’utilizzo della dichiarazione semplificata.

In queste ipotesi, è possibile presentare il Mod. 730, con l’aggiunta dei quadri del Mod. Redditi 2020 PF, nei modi e nei termini previsti per tale modello.

Redditi assoggettati a tassazione separata: quadro rm

Devono presentare il Mod. REDDITI, quadro RM, in aggiunta al Mod. 730, i contribuenti che nel 2020, hanno:

  • Percepito redditi di capitale di fonte estera, sui quali non siano state operate le ritenute a titolo d’imposta nei casi previsti dalla normativa italiana, oppure, interessi, premi, e altri proventi delle obbligazioni e titoli similari, pubblici e privati, per i quali non sia stata applicata l’imposta sostitutiva;
  • Hanno percepito indennità di fine rapporto da soggetti che non rivestono la qualifica di sostituto d’imposta;
  • Percepito proventi derivanti da depositi a garanzia per i quali è dovuta un’imposta sostitutiva pari al 20%;
  • Hanno provveduto alla rivalutazione del valore dei terreni nel 2019;
  • Hanno percepito redditi derivanti dall’attività di noleggio occasionale di imbarcazioni e navi da riporto assoggettati ad imposta sostitutiva del 20%.

I contribuenti che presentano il Mod. 730/2021 ed il quadro RM del Mod. Redditi 2021 PF, non possono optare per la tassazione ordinaria per alcuni redditi da indicare nel quadro RM.

Plusvalenze e minusvalenze: quadro rt

Oltre al Mod. 730, il contribuente deve presentare il quadro RT, Mod. Redditi 2021 PF, se ha conseguito:

  • Plusvalenze, derivanti da partecipazioni qualificate e non qualificate, ad esclusione di quelli derivanti dalla cessione si partecipazioni non qualificate in imprese o enti residenti o localizzati in Stati o territori che hanno un regime fiscale privilegiato, i cui titoli non sono negoziati in mercati regolamentati ed altri redditi diversi di natura finanziaria, se non hanno optato per il regime amministrato o gestito;
  • Minusvalenze, sia di partecipazioni qualificate che non qualificate e perdite relative a rapporti da cui derivano altri redditi diversi di natura finanziaria ed intendono riportarle negli anni successivi.

Il Quadro RT deve essere presentato per indicare i dati relativi alla rivalutazione del valore delle partecipazioni societarie operate nel 2020.

Investimenti o attività all’estero: quadro rw

Oltre a presentare il Mod. 730, devono compilare il Quadro RW, mod. REDDITI, i contribuenti che nel 2020, hanno detenuto investimenti o attività di natura finanziaria all’estero.

Il quadro RW deve inoltre essere presentato dai contribuenti proprietari o titolari di altro diritto reale su immobili situati all’estero o che possiedono attività finanziarie all’estero, per il calcolo delle imposte (IVIE e IVAFE).

L’art. 19, co. da 13 a 23, del D.L. n. 201/2011, ha introdotto a carico delle persone fisiche residenti, un’imposta di natura “patrimoniale”, sul valore:

  • Degli immobili, terreni o fabbricati, a qualsiasi uso destinati, detenuti all’estero, da persone fisiche residenti a titolo di proprietà o altro diritto reale (IVIE);
  • Delle attività finanziarie detenute all’estero, da persone fisiche residenti (IVAFE).

Dal 2020, l’IVIE e IVAFE, sono dovute anche dagli enti commerciali e dalle società semplici/equiparate, che detengono, anche indirettamente, immobili e attività finanziarie all’estero.

Quali sono i soggetti esclusi o esonerati alla presentazione della dichiarazione dei redditi?

In determinate situazioni non è necessaria la presentazione della dichiarazione dei redditi. Dobbiamo distinguere:

  • Il contribuente, che non possa utilizzare il Mod. 730 ma sia tenuto alla presentazione del Mod. REDDITI (sogg. escluso);
  • Il contribuente che non sia tenuto alla presentazione della dichiarazione dei redditi (sogg. esonerato).

La dichiarazione dei redditi, deve comunque, essere presentata anche nel caso in cui:

  • Le addizionali IRPEF non sono state trattenute o trattenute in misura inferiore a quanto dovuto;
  • Sono stati percepiti esclusivamente redditi che derivano dalla locazione di fabbricati per i quali si è optato per la cedolare secca.

Soggetti esclusi alla presentazione del mod. 730

I contribuenti che nel 2020, hanno percepito i redditi indicati nell’elenco sottostante, non possono avvalersi dell’assistenza fiscale e sono pertanto tenuti alla presentazione del Mod. REDDITI:

  • Derivanti dalla produzione di “agroenergie” oltre i limiti previsti;
  • Derivanti dall’esercizio di impresa o dalla partecipazione in società di persone;
  • Di lavoro autonomo per i quali è richiesta la Partita IVA e per i quali si applica l’art. 50 TUIR (soci di cooperative artigiane);
  • Diversi non compresi tra quelli che possono essere dichiarati nel quadro D, righi D4 e D5.
Redditi Devono essere dichiarati nel Quadro:
Redditi d’impresa RF o RG del Mod. REDDITI
Di partecipazione RHd del Mod. REDDITI
Arti e professioni (P. IVA) RE del Mod. REDDITI
Altri redditi non compresi nei righi D4 e D5 quadro D RL del Mod. REDDITI

Inoltre, non possono utilizzare, il Mod. 730, i soggetti che:

  • Sono tenuti a presentare anche una tra le dichiarazioni IVA, IRAP, sostituti d’imposta (Mod. 770);
  • Mancata residenza in Italia nel 2019 e/o nel 2020;
  • Obbligati alla tenuta delle scritture contabili;
  • Hanno realizzato, nel 2019, plusvalenze derivanti dalla cessione di:
    • partecipazioni qualificate e non qualificate;
    • partecipazioni non qualificate in imprese o enti residenti o localizzati in Stati o territori che hanno un regime fiscale privilegiato, i cui titoli non sono negoziati in mercati regolamentati;
  • Hanno percepito nel 2019, come soggetti beneficiari, redditi derivanti da trust;
  • Utilizzano crediti d’imposta per redditi prodotti all’estero diversi da quelli di cui al Rigo G4.

Soggetti esonerati alla presentazione del mod. 730

Sono esonerati dalla presentazione della dichiarazione dei redditi, i soggetti che nel 2020, hanno percepito esclusivamente:

  • Redditi da abitazione principale, pertinenze e altri fabbricati non locati, qualora, il fabbricato non locato sia situato nello stesso comune dell’abitazione principale non trova applicazione l’esonero;
  • Redditi da lavoro dipendente o pensione da un solo sostituto d’imposta;
  • Redditi derivanti da rapporti di lavoro parasubordinato, come contratti di collaborazione coordinata e continuativa o contratti di lavoro a progetto;
  • Esclusivamente redditi esenti, come borse di studio, rendite erogate dall’Inail per invalidità permanente o morte, pensioni di guerra, pensioni privilegiate ordinarie corrisposte ai militari di leva, indennità di accompagnamento, invalidi civili, pensioni civili;
  • Redditi soggetti ad imposta sostitutiva come gli interessi sui Bot e sugli altri titoli di Stato;
  • Soltanto Redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta, come le indennità erogate ai lavoratori socialmente utili o gli interessi che derivano dai conti correnti bancari o postali;
  • Soltanto redditi da lavoro dipendente anche corrisposti da più soggetti, ma conguagliati dall’ultimo datore di lavoro;
  • Solo redditi di pensione;
  • Redditi dei fabbricati derivanti dal possesso dell’abitazione principale;
  • Solo redditi soggetti ad imposta sostitutiva diversi da quelli soggetti a cedolare secca.

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Sospensione mutui prima casa per famiglie e autonomi?

Il Governo sta valutando l’opportunità di prevedere una nuova sospensione del pagamento per il mutuo della prima casa per le famiglie ed i lavoratori autonomi.

Tale previsione, qualora venisse approvata rientrerebbe tra le misure previste dal Decreto Sostegni, il quale dovrebbe essere approvato entro i primi giorni di Maggio 2021.

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Sospensione mutui prima casa

Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore la sospensione del pagamento del mutuo riguarderebbe una platea più ampia di destinatari, in particolare, secondo quanto previsto dal Decreto Cura Italia e dal Decreto Liquidità, la sospensione trovava applicazione in favore delle famiglie:

  • Con reddito inferiore a 30.000 euro;
  • Mutui fino a 250.000 euro;
  • In caso di perdita del lavoro, l’allargamento includeva anche i lavoratori che avessero subito una sospensione o una riduzione dell’orario di lavoro per un periodo di almeno 30 giorni, cassa integrazione o ammortizzatori sociali.

Ed ai lavoratori autonomi e ai professionisti, inclusi gli artigiani:

  • Mutui fino a 400.000 euro;
  • Riduzione del fatturato di almeno il 33% tra il trimestre successivo al 21 febbraio 2020 e l’ultimo trimestre 2019.

L’agevolazione è scaduta il 17 dicembre e non è stata prorogata, pertanto, il governo sta pensando a reintrodurre la sospensione del pagamento del mutuo probabilmente con le stesse caratteristiche della precedente agevolazione.

Le questioni da risolvere riguardano le tempistiche ed i fondi. Secondo i dati di MEF, Mise, Sace, fondo per le Pmi, Abi, Banca d’Italia le richieste arrivate al Fondo Gasparrini erano 216.000, per un importo medio di 94.000 euro.

Lo scorso anno lo Stato aveva stanziato 400 milioni di euro per la misura.

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Malattia professionale, cos’è e come si ottiene l’indennità

Per malattia professionale si intende una patologia che insorge a causa dell’attività lavorativa. È detta anche tecnopatia e presuppone che il rischio sia provocato dall’attività lavorativa in maniera progressiva e da una serie di atti ripetuti nel tempo. È infatti caratterizzata da un’azione lenta sull’organismo, non violenta e non concentrata nel tempo.

Inoltre, per fare diagnosi di malattia professionale, possono essere considerate anche le cause extraprofessionali che possono avere contribuito all’insorgere della patologia, purché non siano le sole cause ad aver procurato l’infermità.

La malattia professionale va distinta dalla comune malattia, che non è di solito correlata al lavoro. È il caso, ad esempio, della sindrome influenzale. Va inoltre distinta dall’infortunio, che è invece un evento traumatico che interviene durante l’orario di lavoro, in maniera violenta e concentrata nel tempo.

La malattia professionale di norma non è a rapida evoluzione, tutt’altro: il soggetto manifesta in maniera lenta e progressiva i segni e sintomi nel tempo ed è per questo motivo che fare diagnosi è spesso difficile e non tempestivo.

La malattia professionale “inizia” dal primo giorno in cui non ci si reca al lavoro per una causa correlata a quella che verrà poi accertata come malattia professionale.

Diagnosi di malattia professionale

Fare diagnosi è un processo molto lento talvolta; questo è dovuto al fatto che il soggetto, prima di manifestare segni e sintomi, si deve esporre al rischio per un lungo periodo di tempo prima di manifestare una sintomatologia specifica e che si possa ricondurre alla sua attività lavorativa.

Un esempio calzante è la silicosi, malattia polmonare progressiva secondaria ad un’esposizione prolungata al biossido di silicio. Coloro che sono esposti a questa sostanza, manifestano una sintomatologia polmonare correlata alla silicosi solamente dopo un’esposizione prolungata e non quindi in maniera traumatica, né tempestiva, né a breve termine.

Quando il soggetto crede che i segni e sintomi possano essere secondari all’attività lavorativa, si deve rivolgere al medico curante. Di norma, è il medico stesso che richiede tutti gli accertamenti al fine di verificare che la causa possa essere lavorativa.

Malattie professionali tabellate e non tabellate

L’Inail ha creato delle tabelle che racchiudono numerose malattie professionali, per le quali l’ente prevede una causa di servizio. In linea generale, le malattie professionali sono distinte in tabellate e non tabellate.

Malattie professionali tabellate Malattie professionali non tabellate
Sono racchiuse in tabelle;
ne è prevista una per l’industria e una per l’agricoltura.
Fra le più diffuse vi sono la silicosi, l’asbestosi e le malattie da esposizione a raggi x per il personale sanitario.
Non è richiesto che il lavoratore dimostri la causa professionale
Non sono racchiuse in tabelle e
prevedono che il lavoratore dimostri la causa professionale

Il DM del 27/04/2004 ha poi raggruppato le malattie professionali in 3 liste:

Origine lavorativa elevata Origine lavorativa di limitata probabilità Origine lavorativa possibile
Ad esempio l’ernia discale lombare per la movimentazione manuale dei carichi
eseguita con continuità durante il turno lavorativo,
il sovraccarico biomeccanico della spalla, del gomito o del polso
Ad esempio la tendinite del tendine d’Achille,
la sindrome del tunnel tarsale per traumi e posture incongrue a carico del piede
Ad esempio: il morbo di Dupuytren (malattia che interessa la mano) per il lavoratore
che è esposto a microtraumi e posture incongrue degli arti superiori per attività eseguite
con ritmi ripetitivi e continuativi nel turno di lavoro

Malattia professionale e danno biologico

La malattia professionale può comportare un danno biologico e quindi un’invalidità temporanea o una menomazione permanente. Il danno biologico è un danno accorso ad una persona che riguarda la sua salute, la sua integrità fisica e psichica. È un danno che ha conseguenze sulla vita della persona, poiché ne danneggia la capacità di dedicarsi alle normali attività quotidiane.

Il danno biologico viene di norma accertato attraverso una perizia medico–legale, che assegna una percentuale di danno alla persona.

Come ottenere il riconoscimento della malattia professionale

Una volta fatta la diagnosi da parte del medico, è necessario effettuare la denuncia di malattia professionale all’Inail, compilando l’apposito modulo predisposto dall’ente. Il modulo deve essere compilato dalla persona che fa diagnosi di malattia professionale, può quindi essere il medico di base o il medico competente del servizio di prevenzione e protezione aziendale.

Il medico, una volta ricevuta la comunicazione di malattia, deve compilare ed inviare all’Inail entro 5 giorni la denuncia di malattia professionale.

La denuncia prevede che vengano indicati i dati del lavoratore, quelli dell’azienda, ed inoltre, fra gli altri:

  • il certificato medico e la malattia per la quale è richiesta una descrizione approfondita
  • il luogo di lavoro e settore di appartenenza
  • l’orario di lavoro
  • la retribuzione del lavoratore

Una volta denunciata la malattia, l’Inail deve certificare o meno la presenza della malattia professionale. Il lavoratore viene convocato nella sede Inail territoriale di competenza per essere sottoposto a visita medica e per iniziare l’iter per il riconoscimento della malattia.

Indennità per malattia professionale

Una volta riconosciuta la malattia professionale e qualora questa impedisca al lavoratore di tornare a lavorare, l’Inail corrisponde al lavoratore un’indennità dal quarto giorno successivo alla manifestazione della malattia, così retribuita:

  • 60% della retribuzione media giornaliera per i primi 90 giorni
  • 75% della retribuzione media giornaliera dal 91° giorno fino alla guarigione

L’indennità viene calcolata sulla retribuzione corrisposta al dipendente nel 15 giorni prima dell’evento.

Se il dipendente ha riportato un danno biologico, l’indennità di malattia professionale cambia e si ha diritto ad un indennizzo Inail tarato sulla base della percentuale di danno biologico.

Reddito di emergenza: domande online sul sito Inps fino al 30 aprile

Possono beneficiare dell’indennità (da 400 a 840 euro mensili) anche i professionisti in difficoltà

Il decreto Sostegni ha previsto il riconoscimento di tre quote di Reddito di emergenza (Rem) per i mesi di marzo, aprile e maggio 2021. Il 1° aprile l’Inps ha diramato le istruzioni per presentare domanda, il 7 aprile sono stati aperti i canali online e, in meno di due giorni, erano già 160mila le domande registrate dall’istituto.

«La richiesta del beneficio sarà possibile fino al 30 aprile e i pagamenti della prima mensilità, sulle tre previste dal nuovo decreto, saranno erogati dalla metà di maggio e conclusi nelle settimane successive», fa sapere l’Inps in un comunicato per la stampa.

La domanda deve essere presentata esclusivamente online attraverso o il sito internet dell’Inps (www.inps.it), autenticandosi con Pin (si ricorda che l’Inps non rilascia più nuovi Pin a decorrere dal 1° ottobre 2020), Spid, Carta nazionale dei servizi e Carta di identità elettronica, oppure attraverso la mediazione degli Istituti di patronato. Il richiedente dovrà essere in possesso di una Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) valida al momento della presentazione della domanda.

Cos’è il Rem e chi può beneficiarne

Il Reddito di emergenza (Rem) è un’indennità prevista per le famiglie che si trovano in grave difficoltà a causa del difficile contesto economico innescato dalla pandemia. È stata introdotta dal Dl cosiddetto Rilancio (Dl 34 del 2020) e poi rinnovata per tre mesi (marzo, aprile e maggio 2021) dal Dl Sostegni (Dl 41 del 2021) pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 22 marzo.

Possono beneficiarne anche i professionisti, qualora abbiano i requisiti previsti. L’aiuto economico – che è rivolto al nucleo familiare – si concretizza in un sussidio il cui importo mensile oscilla da 400 a 800 euro, elevabili a 840 euro in presenza di disabili gravi o non autosufficienti.

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L’assegno unico per ogni figlio: chi ci guadagna, chi ci perde e quanto prenderà davvero ogni famiglia

Tra due mesi e mezzo si dovrebbe (condizionale d’obbligo) partire con la misura. Il nuovo assegno mensile a tutte le famiglie che hanno un figlio fino a 21 anni a carico è ormai legge. Ecco le sei misure che saranno “eliminate” e le simulazioni degli importi spettanti (in attesa dei decreti attuativi) in base all’Isee

L’assegno unico è questione di mesi. Dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 82 del 6 aprile 2021 della legge n. 46/2021 che delega il governo ad adottare uno o più decreti legislativi volti a “riordinare, semplificare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico attraverso l’assegno unico e universale”, la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha fatto il punto sulla nuova misura che dovrebbe entrare in vigore dal 1° luglio 2021. Chi ci guadagnerà davvero rispetto a oggi? Il nuovo assegno mensile a tutte le famiglie che hanno un figlio fino a 21 anni a carico è legge. Ha un valore massimo di 250 euro ed è composto da un valore fisso e uno variabile al variare del reddito complessivo della famiglia.

Che cos’è l’assegno unico universale per ogni figlio

Il governo pensa di partire dal prossimo 1° luglio, unificando, e in parte potenziando, i contributi oggi esistenti a sostegno dei nuclei con figli a carico. Ma mancano per ora i decreti attuativi, da scrivere e definire in circa due mesi. Bisogna andare di corsa. Secondo l’Istat la riforma dell’assegno unico determinerebbe un incremento di reddito per il 68% delle famiglie (in primis gli autononi che non percepiscono gli assegni familiari) e in genere per i redditi molto bassi. Per il 29,7% di nuclei ci sarebbe un peggioramento a livello di aiuti (nuclei con figli over 21 a carico, esclusi dalla norma, famiglie particolarmente numerose, coppie di fatto, chi possiede patrimoni mobiliari e immobiliari, anche se questo costituisce un onere, ad esempio il pagamento dell’Imu), per il restante 2,3% la situazione resterebbe di fatto identica.

L’assegno unico spetterà a tutte le famiglie con figli (dal settimo mese di gravidanza a 21 anni), senza distinzione tra lavoratori dipendenti ed autonomi, poiché il contributo economico mensile dipenderà dalla situazione economica del richiedente, così come risultante dall’indicatore Isee. Avrà una componente fissa. Al massimo si potranno ottenere 250 euro. O almeno, questi sono i piani. L’assegno sarà compatibile col reddito di cittadinanza, e verrà riconosciuto sotto forma di credito di imposta o erogazione diretta.

Le misure sostituite dall’assegno unico figli 2021

L’assegno unico sostituirà però ben sei misure di sostegno. In particolare verranno eliminati:

  • L’assegno ai nuclei con almeno tre figli minori, di cui all’articolo 65 della legge n. 448 del 23 dicembre 1998. Tale misura, introdotta nel 1999, prevede l’assegnazione di un importo mensile alle famiglie con tre figli minori di 18 anni a carico. Nel 2020 la misura massima di tale assegno era di 145,14 euro mensili per 13 mensilità, spettante alle famiglie con ISEE inferiore a 8.788,99 euro (per 5 componenti);
  • L’assegno di natalità, di cui all’articolo 1, comma 125, della legge n. 190 del 23 dicembre 2014, all’articolo 23-quater, commi 1 e 2, del decreto legge n. 119 del 23 ottobre 2018 convertito con modificazioni dalla legge n. 136 del 17 dicembre 2018, e all’articolo 1, comma 340, della legge n. 160 del 27 dicembre 2019. Introdotto dalla legge di Stabilità 2015, riconosciuto per ogni figlio adottato o nato entro l’anno considerato e corrisposto fino al primo anno di età o fino al primo anno di adozione. Il contributo previsto è scaglionato per fasce di reddito; nel 2020 era pari a 1.920 euro annui per famiglie con ISEE non superiore a 7.000 euro, di importo pari a 1.440 euro per un valore dell’ISEE superiore a 7.000 euro ma inferiore a 40.000 euro, pari a 960 euro per le famiglie con ISEE superiore a 40.000 euro. A partire dal 2019, inoltre, per i figli successivi al primo l’importo viene aumentato del 20%;
  • Il premio alla nascita o all’adozione, di cui all’articolo 1, comma 353, della legge n. 232 dell’11 dicembre 2016. Introdotto con legge di Stabilità 2017, la misura consiste in un contributo una tantum per un importo pari a 800 euro, erogato in unica soluzione e spettante al compimento del settimo mese di gravidanza o all’atto dell’adozione;
  • Il fondo di sostegno alla natalità. Previsto dall’articolo 1, commi 348 e 349, della legge n. 232 dell’11 dicembre 2016. Istituito con legge di Bilancio 2017 e con una dotazione di 13 milioni di euro per il 2020 e 6 milioni di euro a decorrere dal 2021. Il fondo è diretto a favorire l’accesso al credito alle famiglie con uno o più figli fino a tre anni (o fino a tre anni di adozione) tramite il rilascio di garanzie a banche e intermediari. Nel quadro di una più ampia riforma del sistema fiscale, inoltre, le seguenti misure verranno gradualmente superate o soppresse:
  • Le detrazioni IRPEF per figli a carico, previste dall’articolo 12, commi 1, lettera c), e 1- bis, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 22 dicembre 1986. Esse spettano in misura inversamente proporzionale al proprio reddito e si annullano per redditi pari o superiori a 95.000 euro;
  • L’assegno per il nucleo familiare, previsto dall’articolo 2 del decreto legge n. 69 del 13 marzo 1988, convertito con modificazioni dalla legge n. 153 del 13 maggio 1988, nonché gli assegni familiari previsti dal testo unico delle norme concernenti gli assegni familiari, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 797 del 30 maggio 1955. Introdotto APPROFONDIMENTO pag 3 nel 1988 e spettante per un importo che dipende dal reddito e dal numero dei componenti del nucleo.

Tali misure ammontano a circa 15 miliardi di euro secondo una stima dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio e corrispondono alla quasi totalità delle spese per le famiglie, identificata dall’Istat in 16,7 miliardi nel 2019. Le misure di sostegno escluse dalla “sostituzione”, che ammontano a circa 2 miliardi, sono: i Bonus asili nido, i Congedi parentali e relative indennità, la Carta famiglia (attivata solo nel 2020) e il Fondo politiche per la famiglia (le cui risorse vengono utilizzate sia a livello centrale sia a livello locale). L’assegno unico coprirebbe grandissima parte delle misure esistenti ad oggi.

Quanto prenderò di assegno unico per ogni figlio?

Senza i dettagli dei decreti attuativi, è impossibile stabilire con certezza quanto spetterà a ciascuna famiglia. Si può però ipotizzare un quadro di massima. La previsione prevede l’universalismo dei beneficiari con un moderato grado di selettività: si dovrebbe avere un importo dell’assegno costante pari a 1.930 euro l’anno (161 euro al mese) per ciascun figlio minorenne e a 1.158 euro all’anno (97 euro al mese) per ciascun figlio maggiorenne fino adun livello di Isee pari a 30mila euro (oltre alle maggiorazioni). A partire dai 30mila euro di Isee il valore dell’assegno decresce in modo non lineare sino a 52mila, tutelando maggiormente i nuclei con Isee meno elevato. Sopra i 52mila di Isee l’assegno resta costante a 800 euro l’anno (67 euro al mese) per ciascun figlio minorenne a carico e a 480 euro l’anno (40 euro al mese) per ciascun figlio con più di 18 anni.

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Bonus assunzioni donne 2021

L’INPS ha fornito alcuni chiarimenti con il Messaggio n. 1421 del 6 aprile 2021.

La Legge di Bilancio 2021 ha previsto l’esonero contributivo del 100% dei contributi previdenziali per i datori di lavoro privati che assumono donne nel biennio 2021-2022, fino ad un massimo di 6.000 euro annui. L’esonero contributivo trova applicazione anche per le trasformazioni di rapporti di lavoro già esistenti.

Possono beneficiare di questo bonus tutti i datori di lavoro privati, anche non imprenditori, compresi quelli del settore agricolo per le donne lavoratrici svantaggiate.

L’INPS ha fornito i chiarimenti con il Messaggio n. 1421 del 6 aprile 2021.

Bonus assunzioni donne 2021
Bonus assunzioni donne 2021

Bonus assunzioni donne 2021: per quali rapporti trova applicazione?

L’INPS con il messaggio in esame ha chiarito che il bonus trova applicazione per:

  • Le assunzioni a tempo determinato;
  • Le assunzioni a tempo indeterminato;
  • Le trasformazioni a tempo indeterminato di un precedente rapporto agevolato.

Inoltre, il requisito di svantaggio della lavoratrice, ovvero lo stato di disoccupazione da oltre 12 mesi o rispetto, in combinato con ulteriori previsioni, del requisito di priva di impiego deve sussistere alla data dell’evento per il quale si intende richiedere il beneficio.

Pertanto, come ha chiarito l’INPS, se si intende richiedere il beneficio per un’assunzione a tempo determinato, il requisito di svantaggio deve sussistere alla data di assunzione.

Viceversa se l’intenzione è quella di richiedere il beneficio per una trasformazione a tempo indeterminato, senza avere richiesto lo stesso per la precedente assunzione a termine, il rispetto del requisito è richiesto alla data della trasformazione.

Il bonus può trovare applicazione anche nelle ipotesi di trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti a termine non agevolati e l’incentivo spetta per 18 mesi a decorrere dalla data di trasformazione.

Il bonus donne spetta anche in caso di proroga del rapporto, effettuata in conformità con la disciplina del rapporto a tempo determinato, fino al limite complessivo di 12 mesi.

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RESTRIZIONI ZONA ROSSA

Spett.le Clientela

a partire da lunedì 15 marzo al 22 aprile per ogni richiesta siete pregati di scrivere allo sportellopatronato20@gmail.com alla attenzione della responsabile si.gra Angela.

Tutte le pratiche saranno gestite a distanza.

 

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Patronato e Caf Pinerolo

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