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Decreto Rilancio: confermato il Bonus Bicicletta, ma di che cifre stiamo parlando?

l Bonus Biciclette consiste in un incentivo economico del 60% del costo per l’acquisto di biciclette nuove. Attenzione non tutti ne potranno usufruire.

Il Bonus Biciclette consiste in un incentivo economico del 60% del costo per l’acquisto di biciclette nuove. Attenzione non tutti ne potranno usufruire.

Con la fase 2 di questo lockdown, il governo si sta ponendo anche il problema della mobilità.

Almeno all’inizio, i trasporti pubblici dovranno garantire il distanziamento sociale, con molti meno cittadini per singola corsa.

Il rischio, in questo senso, è quello che sempre più persone potrebbero utilizzare i proprio mezzi di trasporto (auto, moto ecc), causando un serio problema di traffico e, ovviamente, di inquinamento.

Per incentivare i cittadini all’uso di mezzi di trasporto “sostenibili”, il Governo ha finalmente approvato il cosiddetto decreto rilancio, il quale, fra le altre cose, contiene un aiuto economico all’acquisto di una nuova bicicletta.

Attenzione, il bonus non è per tutti. Vediamo meglio di cosa si tratta.

 

Bonus bicicletta, quanto spetta?

Nella giornata di ieri, 14 maggio 2020, il Governo ha reso note tutte le misure del cosiddetto decreto rilancio.

È stato confermato il bonus bicicletta, detto anche bonus mobilità sostenibile.

Questa misura, sostanzialmente, consiste in un bonus fino al 60% del costo d’acquisto di biciclette nuove (tradizionali o a pedalata assistita), ma anche altri mezzi di trasporto alternativi (monopattini elettrici, hoverboard ecc), fino ad un limite massimo di 500 euro.

Dunque, acquistando una bicicletta da 300 euro, si ha diritto al rimborso di 180 euro (60% di 300 euro); se il costo della bici (anche a pedalata assistita) è uguale o superiore a 830 euro, il rimborso sarà pari a 500 euro.

 

A chi è rivolto?

Il bonus bicicletta è valido per gli acquisti effettuati dal 4 maggio 2020 fino al 31 dicembre 2020.

Attenzione, il bonus sarà valido solamente per i residenti nelle città metropolitane e aree urbane con più di 50.000 abitanti.

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In pensione a 62 anni e quattordicesima fino a 1500 euro: la flessibilità dopo il Coronavirus

In pensione a 62 anni: quali soluzioni dopo il coronavirus e dopo la sperimentazione quota 100? Si studiano modi per garantire flessibilità in uscita ed estendere la 14sima alle pensioni entro 1500 euro

In pensione a 62 anni: quali soluzioni dopo il coronavirus e dopo la sperimentazione quota 100? Si studiano modi per garantire flessibilità in uscita ed estendere la 14sima alle pensioni entro 1500 euro

Fino a quando si potrà andare in pensione a 62 anni? Resta tra i pensionati la paura che la crisi coronavirus possa causare anche tagli sulle pensioni. E chi è prossimo a raggiungere i requisiti per la quota 100 segue con interesse gli sviluppi della riforma previdenziale per cercare di capire se sarà confermata dopo la sperimentazione. Le possibilità sono poche. E allora che cosa aspettarsi dopo il coronavirus sul fronte pensioni?

Pensioni dopo il coronavirus: uscita flessibile a 62 anni?

Partiamo dai requisiti quota 100 che, ricordiamo per chi non avesse letto i nostri precedenti articoli sull’argomento, permette di smettere di lavorare a 62 anni e con 38 anni di contributi alle spalle (62+38=100). C’è un modo, anche dopo la sperimentazione quota 100, per garantire l’uscita a 62 anni?

Il segretario confederale Uil, Domenico Proietti, ha ipotizzato proprio una flessibilità “intorno a 62 anni”. Questa collocazione un po’ generica lascia qualche dubbio. Quali sono concretamente le ipotesi allo studio come alternativa alla pensione quota 100? Ribadendo che siamo al momento inevitabilmente sul terreno delle ipotesi perché non ci sono documenti ufficiali (peraltro al momento la questione della riforma pensioni viene dopo la risoluzione delle problematiche contingenti alla pandemia) proviamo a valutare le possibili strade che si aprono. Non si esclude che l’età pensionabile potrebbe subire degli aumenti ma la volontà è quella di non penalizzare ulteriormente i lavoratori. E’ stata anche avanzata l’ipotesi di un sistema pensionistico basato sui fondi pensione, sostenuto da agevolazioni a carico dello Stato.

In pensione a 62 anni: la proposta di Proietti

L’idea del segretario Uil, espressa in Commisione Lavoro al Senato consiste in un “intervento che oltre a riallineare il sistema previdenziale italiano a quello che avviene in Europa, si configura come uno strumento importante per garantire una tutela alle persone che saranno espulse dal mercato del lavoro a causa delle conseguenze economiche del coronavirus”.

Parallelamente si riconoscerebbe la 14sima a tutti gli assegni fino a 1500 euro.Quindi due i punti principali:

  • flessibilità sulla pensione per chi ha perso il lavoro a causa del coronavirus;
  • quattordicesima per le pensioni entro 1500 euro.

Gli effetti del coronavirus sulla quota 100

Del resto già prima della fine della sperimentazione, la crisi legata al Covid-19 potrebbe avere qualche effetto sull’andamento della Quota 100: secondo le stime “l’80% dei potenziali richiedenti avrà almeno il 65% della pensione calcolata con il metodo contributivo e con un anticipo fino a 5 anni perderebbero circa il 10% della pensione, senza considerare il limite imposto dal divieto di lavorare fino al raggiungimento dell’età di vecchiaia che scoraggia chi non può avere un lavoro regolare”

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LISTINO PREZZI 730

TARIFFARIO 730

DICHIARAZIONE                                                                                  IMPORTO

Modello 730 singolo
Massimo 5 immobili – F24 IMU     compreso                         Euro 55,00

Modello 730 singolo con pratica di ristrutturazione
Massimo 5 immobili – F24 IMU compreso                              Euro 80,00

Modello 730 congiunto
Massimo 5 immobili – F24 IMU compreso                              Euro 65,00

Modello 730 congiunto con pratica ristrutturazione
Massimo 5 immobili – F24 IMU compreso                            Euro 100,00

Oltre 5 immobili necessario preventivo
Gli importi sono compresivi di IVA ed eventuali oneri fiscali

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Prestiti fino a 25.000 euro: chiarimenti sulla documentazione necessaria

L’Associazione bancaria italiana fornisce alle banche indicazioni precise sulla documentazione necessaria ai fini dell’accesso ai finanziamenti fino a 25.000 euro con garanzia statale
L’Associazione bancaria italiana fornisce alle banche indicazioni precise sulla documentazione necessaria ai fini dell’accesso ai finanziamenti fino a 25.000 euro con garanzia statale

L’ABI (associazione bancaria italiana) ha redatto ed inviato alle banche una sorta di “Testo unificato semplificato” di tutte le regole, emanate a seguito del decreto-legge dell’8 aprile 2020 (decreto Liquidità) finalizzate a fornire prestiti di liquidità, con garanzia pubblica, alle imprese e ai professionisti colpiti dagli effetti del Covid-19. Lo si apprende nel comunicato stampa dell’associazione del 2 maggio scorso. Si ricorda, infatti, che tra le varie misure contenute nel menzionato decreto, vi sono quelle inerenti il prestito fino a 25.000 euro con garanzia dello Stato. Si tratta di nuovi prestiti, finalizzati a favorire la ripresa delle attività economiche colpite dall’emergenza, pari al 25% dei ricavi dell’impresa (risultanti dall’ultimo bilancio depositato o dall’ultima dichiarazione fiscale presentata alla data della richiesta di garanzia o, per le imprese costituite dopo il 1 gennaio 2019, da altra idonea documentazione o anche autocertificati), garantiti al 100% dal Fondo di Garanzia per le Pmi. Il finanziamento non può in ogni caso superare la soglia dei 25.000 euro ed il rimborso del capitale non inizierà prima dei 24 mesi dall’erogazione e la restituzione avverrà in 72 mesi (il tasso di interesse applicato dalla banca tiene conto della sola copertura dei costi di istruttoria e di gestione dell’operazione). In merito alla definizione di PMI, occorre riferirsi alla Raccomandazione della Commissione Europea del 16 maggio 2003, ai sensi della quale si intendono per tali le imprese che occupano meno di 250 persone, il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni di euro e/o il cui totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di euro. All’interno della categoria delle PMI, è definita “piccola impresa” quella che occupa meno di 50 persone e realizza un fatturato annuo e/o un totale di bilancio annuo non superiori a 10 milioni di euro; la “microimpresa” è quella, invece, che occupa meno di 10 persone e realizza un fatturato annuo e/o un totale di bilancio annuo non superiori a 2 milioni di euro.

Alcuni dati statistici

In termini numerici, l’ABI con altro comunicato del 6 maggio ha reso noto che al 5 maggio risultano pervenute quasi 92 mila domande (circa 9 mila in più in un solo giorno) per 5.595 milioni di finanziamenti richiesti. Di questi, per le operazioni di anticipazione di liquidità fino a 25 mila Euro, le domande pervenute dalle banche al Fondo di Garanzia hanno superato le 70mila (circa novemila in più in un solo giorno) con finanziamenti richiesti per circa un miliardo e mezzo di Euro. Ciò fa ritenere, secondo l’associazione, ormai superato il periodo di rodaggio nell’applicazione dei decreti Cura Italia e Liquidità, anche dopo l’autorizzazione successiva della Commissione Europea, e che le banche sono molto impegnate nel lavorare le richieste dei clienti.

La documentazione necessaria

Premesso che per i suddetti prestiti fino a 25.000 euro, il rilascio della garanzia è automatico e gratuito e che la banca può erogare il finanziamento dopo la verifica formale del possesso dei requisiti, anche senza dover attendere l’esito dell’istruttoria del Fondo, nella Circolare del 2 maggio, l’ABI affronta la questione della documentazione necessaria da presentare all’istituto di credito ai fini del finanziamento. Espressamente nel documento di prassi citato si legge che ai fini dell’accesso al prestito “l’impresa o il professionista interessato  (o il professionista) deve compilare il modulo di domanda della garanzia predisposto dal Gestore del Fondo di garanzia e presentarlo a una banca (o altro intermediario finanziario). L’autocertificazione deve indicare una serie di requisiti, tra i quali quello di essere una PMI (salvo i lavoratori autonomi) e di aver subito danni a causa dell’emergenza Covid-19. Per quanto riguarda l’istruttoria ai fini della concessione della garanzia, la banca può utilizzare tutti i dati dichiarati dall’impresa nel modulo di domanda di garanzia, limitandosi ad accertare che il richiedente non abbia posizioni classificate come sofferenze e non sia segnalato per esposizioni deteriorate di altro tipo (UTP, scaduti e sconfinamenti) prima del 31 gennaio 2020. In quanto autodichiarazione ai sensi degli articoli 46 e 47 del DPR 445/2000 non è infatti necessario verificare la veridicità di nessuna delle diverse dichiarazioni contenute nel modello. La banca quindi non è obbligata a richiedere documentazione a supporto delle dichiarazioni rilasciate dall’impresa cliente, ferma restando la possibilità per la banca stessa, ai fini del completamento della sua istruttoria, di richiedere la documentazione ritenuta più opportuna”.

Come detto, una volta inserita correttamente la domanda di garanzia sul portale del Fondo, non deve attendere la banca non dovrà attendere la delibera di ammissione alla garanzia del Fondo per effettuare l’erogazione

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Dal bonus autonomi al rimborso per l’acquisto di bici e monopattini: le novità di maggio

L’indennità per partite Iva, professionisti e altre categorie di lavoratori potrebbe arrivare fino a mille euro per i casi più gravi. Nel decreto ci sarà anche un bonus per incentivare la mobilità sostenibile“

Dal bonus autonomi al rimborso per l’acquisto di bici e monopattini: le novità di maggio

L’importo del bonus per gli autonomi (che attualmente è pari a 600 euro) potrebbe essere portato a 1.000 euro per i casi più gravi a partire da maggio. È quanto si legge nell’ultima bozza del “decreto aprile”, che sarà approvato nei prossimi giorni dal Cdm. Il bonus da 1.000 euro dovrebbe essere riconosciuto:

  1. Ai liberi professionisti titolari di partita iva non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, che abbiano subito una comprovata riduzione di almeno il 33 per cento del reddito del secondo bimestre 2020, rispetto al reddito del secondo bimestre 2019;
  2.  Ai lavoratori co.co.co iscritti che siano titolari di rapporti di lavoro la cui durata non si protrae oltre il 31 dicembre 2020 o che abbiano cessato il rapporto di lavoro entro la data di entrata in vigore del decreto;
  3. Ai lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell’Ago, non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie che hanno cessato la propria attività o abbiano subito una comprovata riduzione di almeno il 33 per cento del fatturato o corrispettivi del secondo bimestre 2020, rispetto al fatturato o corrispettivi del secondo bimestre 2019;
  4. Ai lavoratori dipendenti stagionali del settore turismo e degli stabilimenti termali che hanno cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e la data di entrata in vigore del decreto.

In tutti gli altri casi (lavoratori dello spettacolo e altre categorie), l’importo del bonus dovrebbe passare da 600 a 800 euro. Il provvedimento è ancora in fase di definizione e dunque le novità fin qui descritte sono ovviamente suscettibili di modifiche.

Oltre all’aumento dell’importo, il governo sta valutando anche l’ipotesi di mettere un tetto massimo di reddito (si parla di 35mila euro lordi) per poter beneficiare del sussidio, ma soltanto a partire dalla mensilità di maggio. Per quella di aprile l’erogazione del bonus dovrebbe avvenire in maniera automatica per chi ha già presentato domanda. Sul sito dell’Inps c’è una guida che spiega nel dettaglio come presentare la domanda e i requisiti fin qui necessari per avere accesso alla misura di sostegno.

Gli altri bonus del decreto

Nel decreto aprile – la cui approvazione è ormai slittata a maggio – ci saranno anche altre novità. In particolare, secondo il Corriere della Sera, i 5 Stelle avrebbero proposto di portare eco e sisma bonus dal 65 al 120% per incentivare la ripresa dell’attività edilizia. Per colf e badanti si va verso un indennizzo compreso tra 400 e 600 euro in presenza di una riduzione delle ore lavorative pari al 25%. Sempre il “Corriere” scrive però che l’importo dell’indennizzo potrebbe raddoppiare fino a 1.200 euro e potrà essere usato per l’iscrizione ai servizi integrativi per l’infanzia e per coprire le spese di iscrizione ai centri estivi.

Fino a 500 euro di bonus per bici e monopattini elettrici

Prende sempre più piede l’idea di introdurre un bonus di almeno 200 euro destinato all’acquisto di bici, monopattini ed altri mezzi di trasporto ‘alternativi’. “Il decreto maggio prevede incentivi sia per l’acquisto sia per lo sharing di monopattini e bici, compresi quelli elettrici”, ha ribadito il ministro dei Trasporti, Paola De Micheli, in un’intervista a ‘Repubblica’. “Per le biciclette è previsto fino a un massimo di 500 euro. Ma non verrà calcolato per soglie di reddito. Ci sarà un rimborso dopo l’acquisto. È un meccanismo già sperimentato. E ai comuni daremo soldi e regole per realizzare piste ciclabili temporanee, dove potranno circolare solo due ruote non a motore”.

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Naspi: come neutralizzare il periodo di disoccupazione per non essere penalizzati sulla pensione

Naspi e pensione: come conteggiare i contributi figurativi e non essere penalizzati dall’indennità di disoccupazione

Molti comuni, in questo periodo di emergenza sanitaria ed economica legate all’epidemia Covid-19, hanno emesso dei buoni spesa al fine di sostenere le famiglie in difficoltà. Il buono è utilizzabile per l’acquisto di generi alimentari presso gli esercenti aderenti alla convenzione con il comune medesimo. Dunque, l’esercente al momento in cui il soggetto effettua l’acquisto presso il suo esercizio commerciale, ritiro il buono, emette il documento commerciale con indicazione delle diverse aliquote IVA applicate a seconda del bene acquistato. Successivamente il negoziante chiederà il rimborso al comune. Dal punto di vista fiscale, il buono spesa in questione è da considerarsi come buono-corrispettivo multiuso di cui all’art. 6-quater del DPR n. 633 del 1972, ai sensi del quale un buono-corrispettivo si definisce multiuso se al momento della sua emissione non è nota la disciplina applicabile ai fini dell’imposta sul valore aggiunto alla cessione dei beni o alla prestazione dei servizi cui il buono-corrispettivo dà diritto. Nel caso dei buoni spesa, infatti, al comune che li ha emessi ed al beneficiario che li ritira, non è dato sapere in quel momento quale sia la disciplina IVA applicabile al bene che si andrà ad acquistare con il buono medesimo. Tale normativa si conoscerà solo al momento del suo utilizzo (ossia quando il beneficiario acquisterà i beni). Inoltre, per essi, l’IVA diventerà esigibile al momento stesso della cessione dei beni e/o servizi al cui acquisto si destina il buono.

Aspetti fiscali della procedura di rimborso

Come anticipato, nel momento in cui il cittadino, effettua l’acquisto dei beni con l’utilizzo del buono, il commerciante emette il documento commerciale (memorizza elettronicamente il documento che poi confluirà nell’invio telematico dei corrispettivi).

Nel documento commerciale dovrà indicare la dicitura “corrispettivo non riscosso” come da indicazione riportate nella Circolare n. 3/E del 2020. Successivamente, nel momento in cui l’esercente si presenterà al comune per il rimborso, emetterà verso l’ente una nota fuori dal campo di applicazione IVA (non c’è obbligo di emettere fattura). L’Agenzia delle Entrate, infatti, nella FAQ n. 15 del 27 novembre 2018 dedicate alla fatturazione elettronica, ha chiarito che per le operazioni fuori campo di applicazione dell’IVA, le disposizioni di legge stabiliscono che l’operatore non è tenuto ad emettere una fattura. Tali disposizioni non sono state modificate con l’introduzione della fatturazione elettronica, e pertanto l’operatore non sarà obbligato ad emettere fattura elettronica. Per completezza, tuttavia, si evidenzia che le regole tecniche stabilite dal provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 30 aprile 2018 consentono di gestire l’emissione e la ricezione via SdI anche di fatture elettroniche “fuori campo IVA” con il formato XML. Ne consegue che, qualora l’operatore decida di emettere una fattura per certificare le predette operazioni, dovrà emetterla elettronicamente (“codice natura” da utilizzare per rappresentare tali operazioni è “N2”). Si ricorda che il comune emette i buoni fuori dal campo di applicazione IVA, quindi, nel momento del rimborso anche la nota di debito emessa dall’esercente, dovrà essere fuori dal campo di applicazione IVA.

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Buono spesa del comune: gli adempimenti fiscali per il negoziante

Nel momento in cui il negoziante chiederà il rimborso del buono spesa al comune, emetterà verso l’ente una nota fuori dal campo di applicazione IVA

Nel momento in cui il negoziante chiederà il rimborso del buono spesa al comune, emetterà verso l’ente una nota fuori dal campo di applicazione IVA

Molti comuni, in questo periodo di emergenza sanitaria ed economica legate all’epidemia Covid-19, hanno emesso dei buoni spesa al fine di sostenere le famiglie in difficoltà. Il buono è utilizzabile per l’acquisto di generi alimentari presso gli esercenti aderenti alla convenzione con il comune medesimo. Dunque, l’esercente al momento in cui il soggetto effettua l’acquisto presso il suo esercizio commerciale, ritiro il buono, emette il documento commerciale con indicazione delle diverse aliquote IVA applicate a seconda del bene acquistato. Successivamente il negoziante chiederà il rimborso al comune. Dal punto di vista fiscale, il buono spesa in questione è da considerarsi come buono-corrispettivo multiuso di cui all’art. 6-quater del DPR n. 633 del 1972, ai sensi del quale un buono-corrispettivo si definisce multiuso se al momento della sua emissione non è nota la disciplina applicabile ai fini dell’imposta sul valore aggiunto alla cessione dei beni o alla prestazione dei servizi cui il buono-corrispettivo dà diritto. Nel caso dei buoni spesa, infatti, al comune che li ha emessi ed al beneficiario che li ritira, non è dato sapere in quel momento quale sia la disciplina IVA applicabile al bene che si andrà ad acquistare con il buono medesimo. Tale normativa si conoscerà solo al momento del suo utilizzo (ossia quando il beneficiario acquisterà i beni). Inoltre, per essi, l’IVA diventerà esigibile al momento stesso della cessione dei beni e/o servizi al cui acquisto si destina il buono.

Aspetti fiscali della procedura di rimborso

Come anticipato, nel momento in cui il cittadino, effettua l’acquisto dei beni con l’utilizzo del buono, il commerciante emette il documento commerciale (memorizza elettronicamente il documento che poi confluirà nell’invio telematico dei corrispettivi).

Nel documento commerciale dovrà indicare la dicitura “corrispettivo non riscosso” come da indicazione riportate nella Circolare n. 3/E del 2020. Successivamente, nel momento in cui l’esercente si presenterà al comune per il rimborso, emetterà verso l’ente una nota fuori dal campo di applicazione IVA (non c’è obbligo di emettere fattura). L’Agenzia delle Entrate, infatti, nella FAQ n. 15 del 27 novembre 2018 dedicate alla fatturazione elettronica, ha chiarito che per le operazioni fuori campo di applicazione dell’IVA, le disposizioni di legge stabiliscono che l’operatore non è tenuto ad emettere una fattura. Tali disposizioni non sono state modificate con l’introduzione della fatturazione elettronica, e pertanto l’operatore non sarà obbligato ad emettere fattura elettronica. Per completezza, tuttavia, si evidenzia che le regole tecniche stabilite dal provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 30 aprile 2018 consentono di gestire l’emissione e la ricezione via SdI anche di fatture elettroniche “fuori campo IVA” con il formato XML. Ne consegue che, qualora l’operatore decida di emettere una fattura per certificare le predette operazioni, dovrà emetterla elettronicamente (“codice natura” da utilizzare per rappresentare tali operazioni è “N2”). Si ricorda che il comune emette i buoni fuori dal campo di applicazione IVA, quindi, nel momento del rimborso anche la nota di debito emessa dall’esercente, dovrà essere fuori dal campo di applicazione IVA.

Reddito di Emergenza e Reddito di Cittadinanza: possono essere percepiti insieme fino ad un massimo di 800 euro al mese

Reddito di Emergenza anche ai percettori di Reddito di Cittadinanza, ma con un limite. Vediamo meglio di cosa si tratta.

Reddito di Emergenza anche ai percettori di Reddito di Cittadinanza, ma con un limite. Vediamo meglio di cosa si tratta.

Il Reddito di Emergenza è una misura economica che vedrà la luce grazie al Decreto di maggio, esso consiste in un’indennità a favore di tutte quelle famiglie che non hanno avuto accesso ad altri aiuti economici fin qui previsti, come ad esempio Colf e Badanti, ma anche coloro che lavorano in nero.

Può essere richiesto anche da chi già percepisce il reddito di cittadinanza?

Secondo l’ultima bozza del Decreto, il Reddito d’emergenza dovrebbe essere concesso anche a chi già percepisce il reddito di cittadinanza e, anzi, ne potrebbe costituire una sua integrazione.

Dunque, rem anche ai titolari di reddito di cittadinanza, si, ma con un limite, vediamo meglio di cosa si tratta.

 

Reddito di emergenza e di cittadinanza concessi insieme, ma con un limite

Attualmente non si hanno grandi dettagli molti dettagli sul reddito di emergenza. Esso, sostanzialmente, dovrebbe consistere in un’indennità tra i 400 e gli 800 euro al mese esentasse (in base ai componenti del nucleo familiare e secondo alcuni parametri già previsti per il reddito di cittadinanza).

Il Rem, come già detto, sarà rivolto a tutte quelle famiglie che non hanno avuto accesso ad altri aiuti economici fin qui previsti dai decreti “cura Italia e Liquidità”.

Secondo la bozza del Decreto Maggio, chi già percepisce il reddito di cittadinanza può comunque fare richiesta di Rem, ma attenzione, in questo caso esso ne costituirà una sua integrazione, fino ad un massimo di 800 euro mensili.

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Coronavirus, Invitalia rimborsa i costi sostenuti per l’acquisto di mascherine, guanti, disinfettanti ecc. Attenzione, il bando sta per scadere

Nuovo bando attivato da Invitalia, consente di ottenere il rimborso delle spese sostenute dalle aziende per l’acquisto di dispositivi ed altri strumenti di protezione individuale finalizzati al contenimento e il contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID-19.

Al via Impresa SIcura, il nuovo bando attivato da Invitalia che consente di ottenere il rimborso delle spese sostenute dalle aziende per l’acquisto di dispositivi ed altri strumenti di protezione individuale finalizzati al contenimento e il contrasto dell’emergenza epidemiologica del Coronavirus.

Come specificato dalla stessa invitalia, a tale scopo sono stati disposti ben 50 milioni di euro (fondi Inail, art 43.1 DL Cura Italia del 17 marzo 2020).

Cerchiamo di capire meglio in cosa consiste, cosa può essere rimborsato e a chi è rivolto questo bando.

 

Quali acquisti possono essere rimborsati?

Come viene specificato sul sito Invitalia, Impresa SIcura rimborsa l’acquisto di:

  • Mascherine filtranti, chirurgiche, FFP1, FFP2 e FFP3;
  • Guanti in lattice, in vinile e in nitrile;
  • Dispositivi per protezione oculare;
  • Indumenti di protezione quali tute e/o camici;
  • Calzari e/o sovrascarpe;
  • Cuffie e/o copricapi;
  • Dispositivi per la rilevazione della temperatura corporea;
  • Detergenti e soluzioni disinfettanti/antisettici.

L’importo massimo rimborsabile è di 500 euro per ciascun addetto dell’impresa richiedente, fino ad un massimo di 150 mila euro per impresa.

 

Come procedere con la richiesta di rimborso?

Il bando di Invitalia prevede 3 fasi:

  • Le imprese interessate dovranno inviare la prenotazione del rimborso dall’11 al 18 maggio 2020, attraverso uno sportello informatico dedicato, raggiungibile dal sito di Invitalia
  • Sullo stesso sito, verrà pubblicato l’elenco delle imprese ammesse alla presentazione della domanda di rimborso.
  • Se ammessi, la domanda potrà essere compilata dal 26 maggio all’11 giugno 2020 sempre attraverso procedura informatica.
  • I rimborsi verranno effettuati entro il mese di giugno

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Finanziamenti fino a 25.000 euro con garanzia dello stato

Il testo definitivo del decreto liquidità è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. La guida ai finanziamenti garantiti, le regole da seguire e gli importi.

Finanziamenti fino a 25.000 euro con garanzia dello stato: le garanzie statali sui prestiti bancari sono divise in due possibilità: Sace per le imprese più grandi, e il Fondo di garanzia per le Pmi, mirato alle imprese fino a 499 dipendenti.

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, il Decreto Liquidità n. 23/2020, il quale ha introdotto, misure urgenti, in materia di accesso al credito per imprese e professionisti, sostegno alla continuità aziendalesospensione di alcuni adempimenti fiscali, nonché l’estensione di alcune attività, nei settori di rilevanza strategica (Golden power) e di giustizia.

Le garanzie statali sui prestiti bancari divise in due canali di accesso:

  • SACE spa, soprattutto per le imprese più grandi;
  • Fondo di garanzia per le Pmi, mirato alle imprese fino a 499 dipendenti.

Vediamo più in dettaglio, quali sono le misure per il sostegno finanziario di imprese e professionisti, previste dal Decreto liquidità.

Misure per il sostegno finanziario di imprese e professionisti: sostegno alla liquidità

Il Decreto liquidità prevede garanzie da parte dello Stato per un totale circa di 200 miliardi di euro concesse attraverso la società SACE in favore di banche che effettuino finanziamenti alle imprese sotto qualsiasi forma.

Le imprese potranno ottenere una copertura dell’importo del finanziamento sulla base del numero dei dipendenti e del volume del fatturato, precisamente per:

  • Imprese con meno di 5.000 dipendenti in Italia e un fatturato inferiore a 1,5 miliardi di euro ottengono una copertura pari al 90% dell’importo del finanziamento richiesto e per queste è prevista una procedura semplificata per l’accesso alla garanzia;
  • Imprese con oltre 5.000 dipendenti e un fatturato fra 1,5 e 5 miliardi di euro ottengono una copertura pari all’80% dell’importo del finanziamento e al 70% se hanno un fatturato sopra i 5 miliardi.

L’importo della garanzia non potrà superare il 25% del fatturato registrato nel 2019 o il doppio del costo del personale sostenuto dall’azienda e, per le piccole e medie imprese, anche individuali o partite Iva, sono riservati 30 miliardi e l’accesso alla garanzia rilasciata da SACE sarà gratuito ma subordinato alla condizione che le stesse abbiano esaurito la loro capacità di utilizzo del credito rilasciato dal Fondo Centrale di Garanzia.

Sace ha nel frattempo attivato un numero verde: 800 020 030.

Inoltre, viene ulteriormente rafforzato il Fondo di Garanzia per le PMI, aumentandone sia la dotazione finanziaria, sia la capacità di generare liquidità.

La garanzia del Fondo centrale di garanzia delle PMI viene ampliata sino al 31 dicembre 2020 fino a un importo di 5 milioni di euro e può riguardare tutte le imprese con un numero di dipendenti non superiore a 499.

La garanzia rimarrà gratuita sino a fine anno.

I vincoli

L’impresa beneficiaria non potrà distribuire dividendi o riacquistare proprie azioni nel corso del 2020.

Essa, dovrà, inoltre, gestire i livelli occupazionali attraverso accordi sindacali e rispettare una clausola made in Italy, cioè dovrà usare il finanziamento solo per attività localizzate in Italia.

Il prestito deve essere restituito in 6 anni, con preammortamento possibile fino a 2 anni.

Le commissioni sono differenziate. Per le Pmi, in rapporto all’importo garantito, sono pari a 0,25% il primo anno, 0,5% il secondo e terzo, 1% dal quarto al sesto.

Per le imprese più grandi sono invece pari a 0,5% dell’importo garantito il primo anno, 1% secondo e terzo, 2% dal quarto al sesto.

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